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Minori migranti: quale futuro in Europa?

Le criticità del nuovo Patto della Commissione europea su immigrazione e asilo e le raccomandazioni di Save the Children.

Nell’ultimo anno sono ripresi gli sbarchi, soprattutto sull’isola di Lampedusa. Al 30 settembre sono arrivate via mare 23.720 persone, di cui circa 3.000 minori non accompagnati, mostrando un forte incremento rispetto agli arrivi registrati durante l’intero 2019, quando arrivarono 7.630 persone, di cui 1.680 minori non accompagnati (Dati Ministero dell’Interno).

Lo scorso 23 settembre, la Commissione europea ha presentato il nuovo Patto europeo sull’immigrazione e l’asilo, i cui i cui tre pilastri sono rappresentati da.

  • rafforzamento delle frontiere esterne
  • introduzione di un meccanismo di solidarietà
  • la promozione di accordi con i Paesi di partenza

E’ evidente, dunque, come il fenomeno migratorio continui a essere considerato in una logica di continua emergenza, lasciando poco spazio alla tutela dei diritti umani e al rispetto di quelli che sono gli obblighi nella tutela dei migranti, ivi compresi i minori, che non risultano una priorità.

Lo scorso 2 settembre, in occasione del ritrovamento del corpo di Alan Kurdi, un bimbo di soli 3 anni trovato morto sulle coste della Turchia nel 2015 (immagine diventata simbolo della crisi europea dei rifugiati), Save the Children ha lanciato il rapporto Protection Beyond Reach” ha restituito una quadro sulla situazione dei diritti dei minori migranti e rifugiati in Europa, analizzata nell’arco temporale di 5 anni.

Il nuovo Patto europeo su immigrazione e asilo sembra proprio confermare le conclusioni del rapporto: “Discussions in Europe are no longer about the protection of asylum seekers but about the protection of borders and reducing the number of asylum seekers”.

Con particolare riguardo per i minori, il Patto europeo sembra essersi limitato a richiamare alcuni principi cardine (come il superiore interesse, il diritto d’ascolto, la centralità della tutela/rappresentanza legale) e ha ricordato l’importanza di alcuni aspetti su cui lavorare (accesso alle frontiere, all’istruzione e ai servizi di integrazione). Non solo sono mancate indicazioni su altre questioni chiave su cui l’Organizzazione ritiene utile intervenire (l’accertamento dell’età, il passaggio alla maggiore età e le previsioni in termini di servizi di accoglienza e integrazione ad essa connessi e la necessità di investire in forme alternative di accoglienza, come l’affido famigliare), ma soprattutto sono mancate previsioni sostanziali in termini di accoglienza e integrazione anche per quanto riguarda i minori e i loro diritti, mancando di sconfessare episodi tragici come la recente devastazione del campo di Moria, in Grecia.

Anita Bay Bundegaard, Direttrice di Save the Children Europa, ha dichiarato: “Il nuovo Patto europeo deve essere l’occasione per modificare sostanzialmente il corso delle politiche migratorie dell’Unione e degli Stati Membri, in un quadro di comune responsabilità e di tutela dei diritti umani fondamentali. E’ necessario, in questo quadro, che si dedichi una attenzione specifica ai bambini e agli adolescenti ispirandosi, per la protezione e accoglienza dei minori non accompagnati, al modello di legislazione adottato in Italia, fortemente voluta dalle organizzazioni di tutela dei diritti: la Legge 47/2017”.

Per approfondire le considerazioni di Save the Children sul Patto europeo immigrazione e asilo, consulta il relativo Comunicato stampa.

Per approfondire l’attuale stato di attuazione della Legge 47/2017, consulta il rapporto Superando le barriere.

2020-10-06T19:18:55+00:00 6 ottobre 2020|News|

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