3. Approccio interdisciplinare e lavoro di rete

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3. Approccio interdisciplinare e lavoro di rete 2017-11-22T17:52:57+00:00

Modulo 3

Approccio interdisciplinare e lavoro di rete

Approccio interdisciplinare e lavoro di rete

 

Introduzione

Questo modulo tratta dell’approccio multidisciplinare e del lavoro con i vari professionisti coinvolti nei procedimenti giudiziari e non a tutela dell’interesse del minore.

Il minore è una persona caratterizzata da una forte vulnerabilità e al tempo stesso portatore di bisogni complessi. I suoi interessi vanno tutelati e garantiti. Di conseguenza, è fondamentale che i legali lavorino adottando un approccio multidisciplinare, ricorrendo al supporto di altri professionisti (come ad esempio psicologi infantili o specializzati in problematiche dell’adolescenza) così da garantire al minore un’effettiva tutela dei suoi interessi.

Risultati formativi

Al termine di questo modulo sarete in grado di:

  • avere chiarezza circa quali siano le sfide e le potenzialità di un approccio multidisciplinare;
  • capire l’importanza di conoscere il proprio ruolo nella collaborazione con altre figure professionali;
  • cosa significa lavoro di rete.

Le stesse Linee Guida del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa per una giustizia a misura di minore del novembre 2010 prevedono che “nel pieno rispetto del diritto del minore alla vita privata e familiare, dovrebbe essere incoraggiata una stretta collaborazione tra diversi professionisti al fine di pervenire ad un’approfondita comprensione del minore e a una valutazione della sua situazione legale, psicologica, sociale, emotiva, fisica e cognitiva”.

Sempre le Linee guida del CoE prevedono inoltre:

Linee Guida 17

Dovrebbe essere stabilito un quadro comune di valutazione per i professionisti che operano con e per i minori (quali avvocati, psicologi, medici, agenti di polizia, funzionari dell’immigrazione, operatori sociali e mediatori) nell’ambito di procedimenti o interventi che coinvolgono o interessano i minori, al fine di fornire tutto il sostegno necessario a coloro che adottano decisioni, consentendo loro di servire al meglio gli interessi dei minori in una determinata causa.

Linee Guida 18

Quando si adotta un approccio multidisciplinare, si dovrebbero rispettare le regole professionali in materia di riservatezza.

Si sottolinea l’importanza del fatto che – seppur in un contesto di confronto in considerazione del superiore interesse del minore – ciascuno debba rispettare il ruolo e i compiti dell’altro. L’avvocato dovrà rapportarsi agli altri professionisti senza mai delegare agli stessi le proprie funzioni, valorizzando al meglio le potenzialità di una cooperazione nell’interesse del minore. Ciò comporta, ad esempio, anche evitare di acquisire acriticamente il punto di vista degli altri professionisti coinvolti.

Di seguito, il punto di vista di alcuni professionisti del settore (avvocati, un magistrato e un operatore sociale) riguardo a tale approccio e al funzionamento del lavoro in rete

COSA CONDIVIDERE CON GLI ALTRI SOGGETTI

“… sapendo differenziare le diverse figure che ruotano attorno al minore; non proponendosi mai come quello che sostituisce qualcun altro: faccio un po’ il curatore speciale ma anche l’assistente sociale… e tuttavia però non delegando: tu non deleghi se sei tutore o curatore; non dici te lo spiega l’assistente sociale o ti appiattisci sulle posizioni del servizio sociale…” Marco Grazioli

“Dipende molto anche da noi… riuscire a discernere e  a capire volta per volta ciò che è importante condividere con altre figure professionali” Michele Di Geronimo

IL LAVORO DI RETE E LA TUTELA DEL PROPRIO ASSISTITO

“È importante che in questo tipo di procedimenti ci sia un continuo confronto con gli altri soggetti coinvolti, però che questo non faccia arretrare di un millimetro il proprio lavoro di tutela e garanzia dei diritti del proprio assistito…” Elisabetta Pezzi

Materiali di riferimento

  • Linee Guida del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa per una giustizia a misura di minore
  • Raccomandazione del Consiglio d’Europa del 16 novembre 2011, n.12, sui diritti dei bambini e i servizi sociali a misura dei bambini e delle loro famiglie.

Raccomandazioni

  • Essere disponibili ad un confronto ed una cooperazione con le altre figure professionali coinvolte nei procedimenti che riguardano il minore;
  • Se necessario stimolare il confronto e la cooperazione con le altre figure professionali coinvolte nell’interesse del minore;
  • Avere sempre chiarezza sul proprio ruolo, le proprie funzioni, nonché su ruoli e compiti delle altre figure professionali coinvolte nella gestione del caso;
  • Evitare di delegare ad altri professionisti funzioni che sono proprie dell’avvocato che rappresenta il minore;
  • Laddove possibile, anche in considerazione dell’età e della maturità del minore, informarlo circa le potenzialità e l’evoluzione del lavoro multidisciplinare condotto con gli altri professionisti.

Esercizio:

Al fine di verificare il proprio lavoro nell’ottica di un approccio multidisciplinare così come sopra descritto, l’avvocato potrà interrogarsi sulle seguenti questioni:

  • ho effettivamente preso i contatti con gli altri professionisti coinvolti nella gestione del caso?
  • nel farlo, ho tenuto conto sempre degli interessi del minore e del mio ruolo?
  • In merito, ho adeguatamente informato il minore in considerazione della sua età?
  • Ho prestato attenzione a non delegare funzioni che mi sono proprie?
  • Nel confronto con le altre professionalità coinvolte, ho mantenuto sempre chiarezza sul mio ruolo orientandomi secondo gli interessi del minore che rappresento?
  • Quando ho ricevuto informazioni relative ad un minore e al procedimento in cui è coinvolto, tenuto conto dell’età dello stesso e della delicatezza della questione, le ho condivise con il minore? Nel farlo, mi sono fatto supportare da altri professionisti in modo da facilitare la comunicazione?

Con il supporto del Rights, Equality and Citizenship
(REC) Programme of the European Union

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