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Diritto al lavoro per il minore di età in Italia

I minori: bambini e adolescenti nella legge sulla tutela del lavoro

La normativa italiana sul lavorominorile si è preoccupata, in primo luogo, di affrontare e risolvereil problema della compatibilità e del raccordo dell’attivitàlavorativa con le esigenze di sviluppo fisico e psichico del minoree, in secondo luogo, di conciliare il lavoro del minore con l’obbligodi garantire una formazione scolastica e professionale adeguata perun appropriato inserimento nel mercato del lavoro.

La necessità di una comune e generalesalvaguardia della personalità del minore e dei suoi dirittinell’ambito lavorativo trova fondamento nella garanziacostituzionale della dignità della persona e nella specialeprotezione dell’infanzia (artt. 2, 31, 37 della Costituzione).

Il legislatore, in particolare, ha datospecifica attuazione all’art. 37 della Costituzione con la Leggedel 17 ottobre 1967, n. 977, sulla «Tutela del lavoro dei bambini edegli adolescenti», poi modificata dal decreto legislativo del 4agosto 1999, n. 345 attuativo della Direttiva 94/33 CE e dal decretolegislativo del 18 agosto 2000, n. 262 (normativa, quest’ultima,che ha abbandonato il principio di assimilazione giuridica dei minorialle donne).

Le norme, comunque, trattanodifferentemente le condizioni riguardanti l’assunzione dei ragazziinferiori ai 15 anni rispetto a quelle degli adolescenti tra i 15 e i18 anni.

Sono considerati minori tutti coloroche non hanno ancora compiuto il diciottesimo anno di età; in baseall’età, i minori sono poi suddivisi in bambini e adolescenti.

I bambini sono individuati nei minoriche non hanno compito ancora quindici anni di età e sono ancorasoggetti all’obbligo scolastico.

Gli adolescenti invece sono tutti iminori aventi una età compresa tra quindici e diciotto anni.

Questa classificazione, introdotta daldecreto legislativo 345/1999, resta quella attualmente in vigore eche ad oggi non ha subito alcuna modifica.

Al lavoro solo dai 15 anni

Secondo la Legge del 17 ottobre 1967,n. 977 e successive modifiche, non possono essere ammessi al lavoro(né destinati ad attività lavorative) i minori di età inferiore ai15 anni e/o che non abbiano adempiuto gli obblighi scolastici.

Si può scegliere l’apprendistato come modalità di assolvimento del diritto-dovere all’istruzione e alla formazione, obbligatorio fino a 18 anni, in alternativa ai percorsi scolastici (tipo a, indicato di seguito).

Come fare?

Per assumere un minore – solo se ha piùdi 15 anni ed ha adempiuto agli obblighi scolastici – occorre ottenere l’autorizzazione all’assunzione e il preliminareassenso scritto dei genitori o del tutore.

È inoltre necessario che il minore siasottoposto a visita medica preventiva per accertare la specificaidoneità alle mansioni che dovrà svolgere e a visite periodiche peraccertare il perdurare di tale idoneità.

L’età minima per lavorare è stabilitacon rifeirmento al momento in cui il minore conclude il periodo diistruzione obbligatoria. In ogni caso, deve essere di almeno 15 anni(art. 3 della citata Legge n. 977).

Fra i due beni costituzionalmentegarantiti (il lavoro e l’istruzione) il Legislatore ha intesoprivilegiare il secondo.

Il Ministro della Pubblica Istruzione,ha affermato che:

Ha adempiuto all’obbligo scolasticol’alunno che abbia conseguito la promozione al secondo anno discuola secondaria superiore; chi non l’abbia conseguita èprosciolto dall’obbligo se, al compimento del quindicesimo anno dietà, dimostri di avere osservato per almeno nove anni le normesull’obbligo scolastico”(decreto del Ministero P.I. n. 323/1999).

Cos’è oggi l’obbligo scolastico eformativo?

L’obbligo di istruzione si può infatto assolvere in 2 modi:

– nel sistema scolastico, nei percorsidi istruzione e formazione professionale (previsti nel Capo III delD. lgs. 226/2005) oppure

– con l’apprendistato

In materia, è intervenuta anche la“riforma Moratti” (L. n. 53/03) e, successivamente, il D. Lgs.n.76/05, fissando l’assolvimento dell’obbligo scolastico in 8anni (5 di scuola primaria e 3 di scuola secondaria) ed affermando,nel contempo, il diritto alla formazione e all’istruzione peralmeno 12 anni o, in ogni caso, fino al conseguimento della qualificaentro il diciottesimo anno di età.

La Legge “Finanziaria” del 2007 hainfine elevato il limite di età per l’accesso al lavoro da 15 a 16anni, con obbligo dell’istruzione scolastica per almeno 10 anni,ponendosi in questo modo l’obiettivo di consentire il conseguimentodi un titolo di scuola secondaria superiore o di una qualificaprofessionale di durata almeno triennale entro il termine delraggiungimento della maggiore età (obbligo richiamato anche nel D.M.del 22 agosto 2007, n.139).

Con specifico riferimento al concettodel “limite di età”, osserviamo che la normativa applicabilepresenta significative eccezioni, come, per esempio, quella checonsente l’impiego dei minori “under 14” (v. art.4 della L.n.977/67, come sostituito dall’art.6, comma 1, del D. Lgs.n.345/99). 

E’ stato infatti previsto che il Dirigente dellaDirezione Provinciale del Lavoro competente per territorio possaautorizzare l’impiego del minore “under 14” in attivitàlavorative di carattere culturale, artistico, sportivo epubblicitario e nel settore dello spettacolo, previo assenso scrittodi chi esercita la potestà genitoriale, purché ciò non pregiudichila sicurezza, l’integrità psicofisica e lo sviluppo del minorestesso, la frequenza scolastica o la partecipazione a programmi diorientamento o formazione professionale.

Maggiori informazioni: Diritto-dovere all’istruzione in Europa Lavoro, Ministero del Lavoro

Quando serve l’autorizzazione?

Sono escluse dalla preventivaautorizzazione quelle attività che per la loro natura, per lemodalità di svolgimento, per l’estemporaneità e perl’episodicità, non sono in alcun modo assimilabili al concetto dilavoro o di “occupazione”, che presuppone una prefigurazione intermini oggettivi, soggettivi, di programma e temporalidell’intervento del giovane (si pensi, ad esempio, – casoverificatosi – al calcio di inizio in una partita di calcio perbeneficenza dato da un minore disabile). Ugualmente, l’autorizzazionenon è richiesta per quelle prestazioni non retribuite svoltenell’ambito della didattica svolta da organismi pubblici aventicompiti istituzionali di educazione e formazione.

E ancora, il D.M. 27 del aprile 2006,n.218 disciplina l’impiego dei minori di 14 anni in programmi radiotelevisivi, tutelandone la dignità, l’immagine, la privacy e lasalute. La portata della disposizione appena richiamata èestremamente ampia e tale, comunque, da tutelare i bambini anche aldi fuori di un rapporto di lavoro mediante l’utilizzazione delleloro immagini o voci.

La normativa regolamenta nel dettagliole modalità dell’impiego del minore:

1) fissando espliciti divieti a suatutela, quali:

a) sottoporre i bambini ad azioni osituazioni pericolose per la propria salute psicofisicaeccessivamente gravose in relazione alle proprie capacità o violenteovvero, mostrarli, senza giustificato motivo, in situazionipericolose;

b) far assumere, anche per gioco ofinzione, tabacco, bevande alcooliche o stupefacenti;

c) coinvolgere i minori di 14 anni inargomenti o immagini volgari, licenziose o violente;

d) utilizzare i bambini in richieste didenaro o di elargizioni abusando dei naturali sentimenti degli adultinei loro confronti.

2) demandando alla Commissione per iservizi e prodotti dell’Autorità per le garanzie nellecomunicazioni, poteri di vigilanza e sanzionatori. E’ appena ilcaso di sottolineare come trovino piena applicazione tutte le normeche vietano il lavoro dopo le ore 24 e che obbligano al riposogiornaliero e domenicale e che sono pienamente accertabili esanzionabili dagli organi di vigilanza attraverso i normalicontrolli.

Fatta salva l’autorizzazione deltutto particolare per i settori dello spettacolo, culturali,sportivi, pubblicitari ed artistico come sopra illustrati, restafermo il disposto dell’art. 26, comma 1, della L. n. 977/67, comesuccessivamente modificato dall’art.14 del D. Lgs. n. 345/99, cheindividua specifiche sanzioni penali a carico di chi impiega i minorinel lavoro senza osservare la normativa di riferimento.

Tutela del lavoratore minore di età: 


In seguito alle norme comunitarie, il diritto italiano ha introdotto nel 1999 nuove norme a tutela del lavoratore minorenne. 

ilDecreto Legislativo del 4 agosto 1999 n. 345 ha attuato la direttiva dell’Unione Europea 94/33/CE del 22 giugno 1994 a favore dei minori di 18 anni che abbiano”un contratto o un rapporto di lavoro, anche speciale” edin particolare:


-i “bambini” (termine che sostituisce quello di “fanciulli”della Legge del 1967), vale a dire coloro che non hanno ancoracompiuto i 15 anni o che siano ancora soggetti all’obbligoscolastico;

– gli”adolescenti” e cioè i minori di età compresa tra i 15 ei 18 anni non più soggetti all’obbligo scolastico (art.3).

La norma va letta in modo coordinato con altri importanti provvedimentiemanati nel periodo più recente; ci riferiamo in particolare: al D.Lgs. n.626/1994 e successive modifiche (D. Lgs. 81/2008), sullasicurezza nei luoghi di lavoro, le cui disposizioni trovano espressaapplicazione per quanto non diversamente stabilito; alD.Lgs.n.645/1996, sulla tutela della salute e sicurezza dellelavoratrici madri; alla Legge n.9/1999 sull’innalzamento dell’obbligoscolastico. Le modifiche introdotte con il D. Lgs del 18 agosto 2000n.262 sono dirette non solo a tutelare la salute dei minori, ma anchead incoraggiare la loro formazione scolastica e professionale.

Le norme del Decreto non si applicano “agli adolescenti addetti alavori occasionali o di breve durata” concernenti:

a) servizi domestici prestati in ambito familiare;

b) prestazioni di lavoro non nocivo, né pregiudizievole, népericoloso, nelle imprese a conduzione familiare (art.4).

Rispettoalla disciplina previgente il regime delle esclusioni se da un lato èora riferito solo agli “adolescenti” e non anche ai”fanciulli” come nella legge n.977 del 1967, dall’altro èesteso al lavoro familiare e, soprattutto, senza i limiti e lecondizioni posti in precedenza e richiesti dalla stessa normativacomunitaria.

Lavori  vietati

Gliadolescenti non possono essere adibiti alle lavorazioni, ai processie ai lavori indicati nell’apposito allegato 1 del decreto, tranne cheper indispensabili motivi didattici o di formazione professionale eper il tempo necessario alla formazione stessa, sotto sorveglianza diformatori competenti e nel rispetto di tutte le condizioni di salutee sicurezza previste dalla legislazione vigente (art.7).

Nelrichiamato allegato 1 sono definite le lavorazioni che espongono agliagenti fisici, biologici e chimici.

Suquesto tema si sono incentrate prioritariamente le modificheapportate dal D. Lgs. n.262/2000. Il nuovo art.7, al 2° comma,stabilisce infatti che, in deroga al divieto generale, lelavorazioni, i processi e i lavori indicati nell’allegato 1 possanoessere svolti dagli adolescenti per indispensabili motivi didattici odi formazione, oltre che in aula o in laboratorio, anche (e qui stala novità) in ambienti di lavoro di diretta pertinenza del datore dilavoro dell’apprendista (e quindi anche all’interno dei localiaziendali) ferme restando le condizioni sopra citate.

D’altrolato, per avvalersi della deroga, oltre all’autorizzazione dellaDirezione Provinciale del Lavoro, deve essere ora preventivamenterichiesto il parere della competente Asl, che dovrà verificare ilrispetto da parte del datore di lavoro richiedente della normativa inmateria di igiene e di sicurezza del lavoro (art.7, 3°comma).

Esposizione al rumore


Altresignificative modifiche apportate riguardano l’esposizione alrumore dei minori (adolescenti) e si pongono in connessione con icambiamenti introdotti sul punto dall’Allegato 1. Con il D.Lgs.n.262/2000 viene infatti innalzato da 80 a 90 decibel A (dbA) illimite previsto nella parte I°, lettera b del predetto allegato,limite oltre il quale il minore non può essere adibito allamansione. Rispetto al testo originario è ora introdotto un commaspecifico (il 5°), in forza del quale, in caso di esposizione mediagiornaliera al rumore (Lep-d) superiore a 80 decibel, il datore dilavoro, fermo restando l’obbligo di ridurre al minimo i rischiderivanti dall’esposizione al rumore mediante misure tecniche,organizzative e procedurali concretamente attuabili, privilegiandogli interventi alla fonte (come già previsto dall’art. 41, 1°comma del D. Lgs. n.277/1991), deve altresì fornire i mezzi individuali diprotezione dell’udito e una adeguata formazione all’uso deglistessi. Il limite dei 85 dbA previsto dall’art.43, delD.Lgs.n.277/1991 per l’adozione dei mezzi individuali di protezioneviene quindi abbassato a 80 dbA per gli adolescenti esposti a rumori,in ragione della particolare suscettibilità di quest’ultimirispetto alla generalità dei lavoratori. Viene poi specificato chein tale caso gli adolescenti esposti hanno l’obbligo di utilizzarei mezzi individuali di protezione.

Lavoronotturno e altre limitazioni


Gliadolescenti che hanno compiuto i 16 anni possono, in via eccezionalee per il tempo strettamente necessario, essere adibiti al lavoronotturno (intendendosi per “notte” un periodo di almeno 12ore consecutive comprendente l’intervallo tra le 22 e le 6, o tra le23 e le 7 – art.10) nei casi di forza maggiore che ostacolino ilfunzionamento dell’azienda, purché tale lavoro sia temporaneo e nonammetta ritardi, non siano disponibili lavoratori adulti e sianoconcessi periodi equivalenti di riposo compensativo entro tresettimane. Il datore di lavoro deve inoltre darne immediatacomunicazione alla Direzione Provinciale del lavoro .

Valutazione specifica dei rischi


IlDecreto prevede l’adozione di specifiche modalità per lavalutazione dei rischi lavorativi ogniqualvolta si tratti di adibirei minori al lavoro, ovvero di modificare in misura rilevante lecondizioni di lavoro degli stessi.

Lavalutazione dei rischi e il connesso principio della “programmazionedella prevenzione” costituisce l’aspetto centrale del sistemaprevenzionale introdotto dal D. Lgs. n.626/1994, poi modificato dalD. Lgs. 81/2008 (Testo unico in materia di salute e sicurezza sullavoro) così come modificato ed integrato dal D. Lgs. 106/2009.

Ilprovvedimento ha inderogabilmente prescritto che il datore di lavoro,prima di adibire i minori al lavoro e comunque in occasione di ognimodifica rilevante delle condizioni di lavoro, è tenuto a effettuarela valutazione dei rischi.

Nelprocedere al succitato adempimento si dovrà tenere nella debitaconsiderazione:

lo sviluppo non ancora completo del soggetto, la mancanza di esperienza,di consapevolezza e della capacità di discernimento in merito airischi lavorativi, esistenti o possibili, in relazione all’età;

le attrezzature e la sistemazione del luogo e del posto di lavoro;

la natura, il grado e la durata dell’esposizione agli agenti chimici,biologici e fisici;

la movimentazione manuale dei carichi;

la sistemazione, la scelta, l’utilizzazione e la manipolazione delleattrezzature di lavoro;

la pianificazione dei processi di lavoro e dello svolgimento del lavoroe della loro interazione sull’organizzazione generale del lavoro;

la situazione della formazione e dell’informazione dei minori.

Controllosanitario

Iminori possono innanzitutto essere ammessi al lavoro solo sericonosciuti idonei a seguito di visita medica. La Corte diCassazione, III sezione penale, con la sentenza n. 5464 del 4febbraio 2014, intervenendo in tema di reati inerenti il lavorominorile ha statuito che qualora il datore di lavoro intenda assumerelavoratori minorenni è obbligato a far sottoporre gli stessi avisita medica preassuntiva, prima di adibirli al lavoro in cantiere.

Inparticolare le visite mediche sui minori sono effettuate, a cura espese del datore di lavoro, presso “un medico del ServizioSanitario Nazionale” (e non come nella formulazione originariapresso l’azienda unità sanitaria locale territorialmente competente)e il giudizio sull’idoneità o sull’inidoneità parziale o temporaneao totale del minore al lavoro deve essere comunicato per iscritto,oltre che al datore di lavoro e al lavoratore interessato, anche achi esercita la potestà genitoriale.

Iminori che, a seguito di visita medica, risultino non più idonei adun determinato lavoro non possono essere ulteriormente adibiti allostesso (al riguardo si segnala la sentenza della Cassazione, sezioneunite, Sent. n. 7755 del 7 agosto 1998, secondo la quale “lasopravvenuta infermità permanente e la conseguente impossibilitàdella prestazione lavorativa, quale giustificato motivo di recessodel datore di lavoro dal contratto di lavoro subordinato (artt. 1 e 3L. n. 604 del 1966 e 1463, 1464 cod. civ.), è ravvisabile nella solaineseguibilità dell’attività attualmente svolta dal prestatore, mapuò essere esclusa dalla possibilità di adibire il dipendente adaltra attività riconducibile – alla stregua di un’interpretazionedel contratto secondo buona fede – alle mansioni attualmenteassegnate o a quelle equivalenti (art. 2103 cod. civ.) o, se ciò èimpossibile, a mansioni inferiori, purché essa attività siautilizzabile nell’impresa, secondo l’assetto organizzativoinsindacabilmente stabilito dall’imprenditore)”.

Daun lato, il controllo sanitario di cui all’art. 44, 1°comma, delD.Lgs.n.277/1991, si applica agli adolescenti la cui esposizionepersonale al rumore sia compresa fra 80 e 85 dbA (mentre per gliadulti l’art. 44 di tale decreto contempla il controllodell’esposizione personale al rumore superiore agli 85 dbA, salvala facoltà di richiedere detto controllo da parte dei lavoratoriesposti a rumore tra 80 e 85 dbA, ove ritenuto opportuno dal medicocompetente), ed in tale caso il controllo sanitario sul minore haperiodicità almeno biennale (comma 9).

Dall’altro,in deroga all’art. 44, comma 3°, del D.Lgs.n.277/1991, per ilquale la frequenza delle visite è stabilita dal medico competente,per gli adolescenti la cui esposizione personale al rumore siacompresa fra 85 e 90 dbA, gli intervalli del controllo sanitario nonpossono comunque essere superiori ad un anno (comma 10).

Ripososettimanale

Aiminori deve essere garantito un periodo di riposo di almeno duegiorni la settimana, se possibili consecutivi e comprendente ladomenica. Il periodo minimo di riposo può essere ridotto percomprovate ragioni di ordine tecnico e organizzativo, ma non puòcomunque essere inferiore a 36 ore consecutive. I periodi di riposopossono essere interrotti nel caso di attività caratterizzate daperiodi di lavoro frazionati o di breve durata nella giornata.

Siprevede poi la possibilità di concedere il riposo settimanale anchein giorni diversi dalla domenica per i minori impiegati nelleattività lavorative di carattere culturale, artistico, sportivo opubblicitario o nel settore dello spettacolo nonché, con esclusivoriferimento agli adolescenti, nel settore turistico, alberghiero odella ristorazione.

Sanzioni


Ildecreto inoltre dispone un apparato sanzionatorio diversamentemodulato in relazione alla gravità degli inadempimenti (art. 14).

Lesanzioni previste per la violazione dei precetti più rilevanti,compreso quello sull’età minima, sono estese, in misura noninferiore alla metà del massimo, anche a chi, rivestito di autoritào incaricato della vigilanza sopra un minore, ne consenta comunquel’avvio al lavoro.

Ildifetto dell’età per il lavoro determina peraltro la nullità delcontratto di lavoro con conseguente applicazione dell’art. 2126,2°comma, del codice civile (pagamento della retribuzione) per ilperiodo in cui abbia comunque avuto esecuzione.

Contenuti realizzati grazie al contributo reso a titolo gratuito da Mauro Esposito, Isabella Ferrarini e Antonello Prosperini del team legale del Gruppo Telecom Italia, nell’ambito di un’iniziativa pro bono per Save the Children.

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2017-11-13T11:55:49+00:00 28 agosto 2014|Operatori, Schede Tematiche|