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Piccoli schiavi invisibili fuori dall’ombra: le vite sospese dei figli delle vittime di sfruttamento

Sfaccettature, ancora poco conosciute, del fenomeno della tratta e dello sfruttamento in Italia.

Il Rapporto “Piccoli schiavi invisibili fuori dall’ombra: le vite sospese dei figli delle vittime di sfruttamento” giunto alla sua XI edizione, denuncia l’urgenza di prevedere interventi e politiche efficaci non solo a favore delle vittime della tratta e dello sfruttamento, ma anche dei figli/e minori delle vittime travolti da situazioni di violenza e talvolta loro stessi a rischio di sfruttamento, problema a cui si presta ancora troppa poca attenzione.

I dati confermano che il fenomeno della tratta e dello sfruttamento non accenna a diminuire, anzi è destinato a peggiorare per le conseguenze dell’emergenza Covid-19, che nel 2020 ha spinto in povertà 142 milioni di bambini e adolescenti in più ed ha amplificato le disuguaglianze, determinando un arresto dell’economia, la perdita di posti di lavoro e discontinuità nell’educazione. Sono soprattutto le categorie vulnerabili a risultare le più esposte: minori, donne e migranti. I dati conosciuti, accertati dalle autorità, sono solo una parte del fenomeno, presumibilmente molto più ampio e difficile da quantificare, a causa degli enormi interessi dei trafficanti e dell’insufficiente impegno dei governi nel monitoraggio e nell’azione di prevenzione e contrasto.

A livello globale i bambini identificati come vittime della tratta e dello sfruttamento sono cresciuti negli ultimi 15 anni del 24% raggiungendo i 16.000 casi, per il 56% bambine/ragazze.

A livello europeo, nel biennio 2017-2018, le vittime minorenni riconosciute sono oltre 3.000 e tra queste prevale nettamente la componente femminile, che rappresenta quasi tre quarti del complesso.

In Italia, nel 2020, tra i 2040 casi complessivi di vittime prese in carico dal sistema nazionale anti-tratta, il 5,1% è rappresentato da minori. Lo sfruttamento sessuale coinvolge il 78,4% delle vittime e quello lavorativo il 13,8%. Le principali Regioni di emersione sono Emilia Romagna (16,4%), Campania (14,8%), Piemonte (14%) e Lombardia (12,5%). La Nigeria si conferma il principale Paese di provenienza tra le vittime, seguita da Costa d’Avorio, Pakistan, Gambia e Marocco.

Per i minori e neomaggiorenni a rischio o vittime di tratta e sfruttamento sessuale, dal 2012 Save the Children Italia ha attivato il progetto Vie d’Uscita che mira a rafforzare la loro protezione attraverso: percorsi di fuoriuscita; supporto legale, psicologico, sanitario; accompagnamento all’autonomia economica, sociale ed abitativa; contributo economico. Insieme con gli operatori partner del progetto Vie d’Uscita, i beneficiari raggiunti solo nel 2020 sono stati 1.430, per il 94% femmine.

Tra le vittime delle tratta molte sono le donne madri, per la stragrande maggioranza straniere, in buona percentuale anche minorenni. Vengono reclutate da trafficanti e sfruttatori al fine di profitto, per lo più sessuale – talvolta spinto fino alla riduzione in schiavitù. Anche i figli sono coinvolti nello sfruttamento, spesso usati come strumento di ricatto, con ripercussioni molto gravi. Secondo i dati SIRIT raccolti ed elaborati dal Numero Verde nazionale Anti-Tratta, all’interno dei percorsi di assistenza e protezione i nuclei con figli nel 2020 erano l’11,66%, e sono in crescita già nel primo semestre 2021.

Risulta, oltre che importantissimo, urgente riconoscere le specifiche vulnerabilità di questi bambini e bambine, legate ai traumi derivanti dallo sfruttamento delle madri per approntare un lavoro di cooperazione, sinergia e raccordo con le istituzioni, gli enti del privato sociale, ma anche la comunità educante.

Allo scopo di intervenire sul fenomeno, da aprile 2021 Save the Children ha avviato il progetto Nuovi Percorsi a supporto di madri e dei loro figli con l’obiettivo di attivare azioni di protezione ed empowerment per questi nuclei. Come riportato nel Rapporto, solo tra maggio e giugno 2021 sono state raggiunte e supportate con doti e percorsi personalizzati 119 persone, di cui 50 mamme e 69 minori.

Lo sfruttamento sessuale continua ad essere preponderante e il Covid-19 ne ha favorito la diffusione: la pandemia ha inciso sulla minor raggiungibilità delle vittime, meno visibili e rintracciabili dai servizi di identificazione e protezione; le reti criminali sono riuscite a sfruttare a loro beneficio la situazione, spostando la tratta e lo sfruttamento in spazi indoor, difficilmente identificabili. Un aggravante è costituito anche da internet e il cyberspazio: l’online ha aumentato i contatti e le possibilità di incontro; internet e gli smartphone sono diventati uno strumento di controllo della vittima in mano allo sfruttatore (e-trafficking).

La ricerca riporta l’analisi di un altro fenomeno in ascesa in Italia, ovvero lo sfruttamento lavorativo, ancor più incentivato dall’aumento delle vulnerabilità legato al Covid-19. Diffuso trasversalmente nel territorio nazionale e nei comparti produttivi, lo sfruttamento lavorativo si esplicita con maggiore evidenza nel settore industriale, dei servizi, dei servizi alla persona, oltre che nella ristorazione, nel lavoro edile, nella logistica e recentemente nel food delivery. È però in ambito agricolo che si palesa con maggiore evidenza, intrecciandosi con le forti criticità abitative che gravano soprattutto sui migranti, al sud Italia. Ancora troppo poco conosciuta è la condizione delle donne nel settore agricolo, vittime spesso esposte a multi-sfruttamento, violenza e molestie anche sessuali nei luoghi di lavoro. Di rilievo la componente minorenne, bambini e ragazzi residenti in zone di forte disagio sociale, abitativo ed economico, spesso figli di vittime di sfruttamento: secondo il Report dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro del 2019 sono stati accertati complessivamente 480 casi di illeciti. Ma tali dati non sono sufficienti a tracciare il fenomeno in quanto sottendono numeri molto più consistenti, i cui contorni attualmente non sono noti e meriterebbero specifiche rilevazioni.

A fronte delle tante le sfaccettature del fenomeno della tratta e dello sfruttamento, il Rapporto di Save the Children chiede alle istituzioni tutte di definire politiche e di approntare strumenti capaci di dare risposte efficaci.

In particolare chiede al Governo di emanare al più presto il nuovo Piano Nazionale d’Azione contro la tratta e lo sfruttamento, con specifica attenzione ai minorenni coinvolti, e di prevedere un sistema di rilevazione costante del fenomeno ed una indagine sui minorenni, oltre a specifiche misure (referral per i/le minorenni, azioni di prevenzione e di supporto alle vittime di re-trafficking, azioni di ausilio all’autonomia delle vittime, azioni di capacity building e di formazione destinate a funzionari ed operatori, ecc.).

Al Governo e agli enti territoriali chiede di: aumentare il numero di nuclei seguiti e monitorati da enti anti tratta ed enti pubblici territoriali, prevedendo delle risorse specifiche; assicurare percorsi educativi, di presa in carico individuale e di rielaborazione del trauma che riguardino anche i figli, e inserimenti in asili nido e scuole dell’infanzia comunali anche per figli/e di donne sprovviste di residenza.

Alla Commissione Europea, al Parlamento Europeo e al Consiglio dell’UE: di monitorare e contrastare il fenomeno nelle zone di transito verso l’Unione europea e alle frontiere interne europee; di favorire e rafforzare una cooperazione in tema di servizi online di Sexual Abuse Materials, soprattutto se riguardanti i minorenni.

 

Per maggiori informazioni si veda: Piccoli Schiavi Invisibili 2021 | Save the Children Italia

 

2021-10-14T14:39:37+00:00 14 ottobre 2021|News|

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