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Corte d'Appello di Brescia, sentenza del 20.04.2016 n. 90


La Corte d'Appello di Brescia ha affermato che la legge viola il divieto di discriminazione dei lavoratori stranieri stabilmente residenti previsto dalla normativa comunitaria per garantire l'integrazione sociale e la parità di trattamento fra i tutti i lavoratori in ogni stato membro dell'UE.


Nel caso di cui si tratta nella sentenza, l'INPS ha negato l'assegno al nucleo familiare (ANF) a un lavoratore straniero titolare di un permesso di soggiorno per residenti di lungo periodo perché il figlio che abita all'estero.  La legge sull'ANF prevede infatti il limite della residenza in Italia per i familiari dei lavoratori stranieri.


Cos'è l'assegno al nucleo familiare? Leggi l'approfondimento



Trattamento diverso fra lavoratori italiani e stranieri


La legge italiana viola il principio di parità di trattamento previsto dalla direttiva perché prevede limitazioni per ottenere l'ANF quando i lavoratori sono stranieri.


Secondo la legge del 13.5.1988 n. 153 (articolo 2), il titolare del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo può: ”... c) usufruire delle prestazioni di assistenza sociale, di previdenza sociale, di quelle relative ad erogazioni in materia sanitaria, scolastica e sociale, di quelle relative all’accesso a beni e servizi a disposizione del pubblico ..., salvo che sia diversamente disposto e sempre che sia dimostrata l’effettiva residenza dello straniero sul territorio nazionale."

"6.bis: Non fanno parte del nucleo familiare di cui al comma 6 il coniuge ed i figli ed equiparati di cittadino straniero che non abbiano la residenza nel territorio della Repubblica, salvo che dallo Stato di cui lo straniero è cittadino sia riservato un trattamento di reciprocità nei confronti dei cittadini italiani ovvero sia stata stipulata convenzione internazionale in materia di trattamenti di famiglia."




Il principio di parità nella normativa dell'Unione Europea


L'articolo 11 della direttiva 2003/109, prevede che “il soggiornante di lungo periodo gode dello stesso trattamento dei cittadini nazionali per quanto riguarda ... d) le prestazioni sociali, l’assistenza sociale e la protezione sociale ai sensi della legislazione nazionale; ..."


Poiché questa norma è formulata in modo preciso e incondizionato, deve essere applicata in modo diretto in Italia, secondo quanto afferma la Corte d'Appello di Brescia. La direttiva ha efficacia diretta ed è quindi “autoesecutiva”, nel senso che deve essere applicata in ogni stato membro dell'UE senza che sia recepita da una legeg nazionale. La norma europea prevale sulla legge nazionale, quindi la sudetta restrizione prevista dalla legge del 13.5.1988 n. 153 (articolo 2) non può essere applicata.



L'assegno al nucleo familiare è essenziale


È importante inoltre considerare che l'ANF è una delle prestazioni assistenziali essenziali per le quali gli stati membri non possono stabilire eccezioni al principio di parità di trattamento, secondo la direttina 2003/19, come affermato anche dalla Corte di Cassazione lavoro n. 6351 del 30 marzo 2015.


La Corte di Giustizia dell'UE ha confermato che gli stati membri possono fare eccezioni al principio di parità e al divieto di discriminazione solo in ipotesi eccezionali:


Dal momento che l’integrazione dei cittadini di paesi terzi stabilitisi a titolo duraturo negli Stati membri e il diritto di tali cittadini al beneficio della parità di trattamento nei settori elencati all’art.11, paragrafo 1, della direttiva 2003/109, costituiscono la regola generale, la deroga prevista al paragrafo 4 di tale articolo deve essere interpretata restrittivamente (sentenza del 24-4-2012, causa C- 571/10, Kamberaj).


Conformemente all’art.34 della Carta dei diritti fondamentali, l’Unione riconosce e rispetta il diritto all’assistenza sociale e all’assistenza abitativa volte a garantire un’esistenza dignitosa a tutti coloro che non dispongono di risorse sufficienti, sicché qualora un sussidio risponda alla finalità enunciata dal citato articolo 34 della Carta di Nizza, “non può essere considerato, nell’ambito del diritto dell’Unione, come non compreso tra le prestazioni essenziali ai sensidell’art.11, parag.4, della direttiva 2003/109” (punto 92 della cit.sent.)



In conclusione:


Per conseguenza, sono dovuti gli assegni al nucleo familiare finora negati ai lavoratori stranieri.


La Corte d'Appello di Brescia ha quindi ordinato all'INPS di restituire alla famiglia del lavoratore gli assegni negati in passato, oltre a versare i contributi dovuti in futuro.



Leggi il testo della sentenza della Corte d'Appello di Brescia del 20.04.2016 n. 90: 


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