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Schede Tematiche

Quali violazioni di legge comporta il bullismo?

Non c'è una legge specifica per il bullismo in Italia. Però diverse norme di legge nel codice civile, penale e nella Costituzione puniscono i comportamenti dei bulli.



INDICE: 


A) Violazione dei principi fondamentali della costituzione italiana


I principi di uguaglianza, libertà dell'insegnamento e diritto all'istruzione


B) Violazioni della legge penale (illecito penale)


Il codice penale e la sua applicazione nelle sentenze della Corte di Cassazione.

E' imputable il bullo minorenne?

Qual'è la responsabilità penale dell'insegnante?


C) Violazione della norme di diritto privato (illecito civile)


Il danno risarcibile e la responsabilità del bullo minore, dei genitori e della scuola



Contenuti realizzati grazie al contributo reso a titolo gratuito da Letizia Piccione, Elisabetta Tabarrini e Daniela Valentini del team legale del Gruppo Telecom Italia nell’ambito di un’iniziativa pro bono per Save the Children.



A) Violazione della Costituzione


I comportamenti legati al bullismo violano innanzitutto alcuni principi fondamentali della Costituzione italiana che assegna allo Stato il compito di promuovere e favorire il pieno sviluppo della persona umana in forza dei seguenti principi:


Articolo 3, comma 1 - uguaglianza formale, 

Articolo 3, comma 2 - uguaglianza sostanziale,

Articolo 33, comma 1 - della liberta’ di insegnamento e comma 2 - della presenza di scuole statali e

Articolo 34, comma 1 - libero accesso all’istruzione scolastica, comma 2 -obbligatorietà e gratuità dell’istruzione dell’obbligo, 

comma 3 - riconoscimento del diritto di studio.


B) Violazioni della legge penale (illecito penale)


I reati che possono configurare il reato di bullismo sono molteplici, a seconda di come si esprime il comportamento. Ad esempio:

Percosse (art. 581 del codice penale, abbreviato c.p.),

Lesioni (art. 582 del c.p.),Danneggiamento alle cose (art. 635 del c.p.),

Ingiuria (art. 594 del c.p.) o Diffamazione (art. 595 del c.p.),

Molestia o Disturbo alle persone (art. 660 del c.p.),

Minaccia (art. 612 c.p.),

Atti persecutori - Stalking (art. 612 bis del c.p.) e

Sostituzione di persona (art. 494 del c.p.), quando una persona si spaccia per un'altra




Come tutelarsi?


Per attivare i rimedi previsti dalla legge penale (ad es. per lesioni gravi, minaccia grave, molestie) è sufficiente sporgere denuncia ad un organo di polizia o all’autorità giudiziaria (questura, carabinieri ecc.).


In altri casi la denuncia deve contenere anche la richiesta di procedere penalmente contro l’autore del reato (querela).


Il processo penale può concludersi con 


- la condanna alla reclusione del colpevole, o al pagamento di una pena pecuniaria o altre sanzioni; 

- ordine al colpevole di compiere determinate attività socialmente utili.



Attenzione:

Se si tratta di bambini minori di 14 anni che compiono atti di bullismo o comunque comportamenti previsti dalla legge come reato, non è prevista responsabilità penale. Infatti i minori di 14 anni non sono imputabili.

La legge impone al giudice l’obbligo di dichiarare immediatamente che il minore di quattordici anni non è putabile (articolo 26 del DPR 22 Settembre 1988 n. 448). Questo avviene con una sentenza e il giudizio penale termina in questo modo.



Come si applica la legge? Ecco cosa dicono i tribunali


Gli atti di molestia reiterati, idonei a configurare il delitto di stalking, possono concretizzarsi non solamente in telefonate, invio di sms, email e messaggi tramite internet ma anche nell’ufficio dove la persona offesa presta il suo lavoro oppure, come nel caso specifico della sentenza in esame, possono consistere anche nella trasmissione da parte dell’indagato, tramite facebook, di un filmato che ritrae un rapporto intimo tra un uomo e donna (tale fatto aveva creato un tale disagio e ansia alla donna che era stata costretta a dimettersi). Corte di Cassazione, Sezione penale VI n. 32404/2010.


Integra il reato di sostituzione di persona (art. 494 del c.p.) che comprende, pertanto, anche la condotta di colui che crea o utilizza un account di posta elettronica, attribuendosi delle false generalità con il fine di arrecare danno al soggetto le cui generalità siano state abusivamente spese. Corte di Cassazione, Sezione III, sentenza del 13 aprile 2012 nr. 12479


Sono atti persecutori riconducibili allo stalking vigilante (controllo sulla vita quotidiana della vittima) e allo stalking comunicativo (attuato attraverso l’invio di lettere, email o via sms) e al cd. cyberstalking, i comportamenti che includono l'uso di tecniche di intrusione molesta nella vita della vittima rese possibili dalle moderne tecnologie e, segnatamente, dai social network.

In particolare, il giudice ha osservato che le reiterate condotte di appostamento, le telefonate e le minacce poste in essere dai due colpevoli avevano stravolto la vita di due ragazze sedicenni con persecuzioni infamanti nel loro contesto scolastico, familiare e di amici, creando un forte stato di ansia e preoccupazione. Tribunale di Rimini Imerese, 9 febbraio del 2012 (citato nella sentenza della Cassazione n. 12479/2012, v. sopra).



Il bullo minorenne e’ imputabile?


Va distinto il MINORE DI 14 ANNI da quello tra i 14 ANNI ed i 18 ANNI. 

Il minore di 14 anni non è mai imputabile penalmente

Se viene però riconosciuto come “socialmente pericoloso” possono essere previste misure di sicurezza come la libertà vigilata oppure il ricovero in riformatorio.


Il minore tra i 14 e i 18 anni di età è imputabile se viene dimostrata la sua capacità di intendere e volere. La competenza a determinare la capacità del minore è del giudice che si avvale di consulenti professionali.



Responsabilità penale degli insegnanti 


L’insegnante (di una Scuola statale o paritaria), nello svolgimento della sua attività professionale, è equiparato al pubblico ufficiale, previsto dall’art. 357 del codice penale.


L'insegnante può essere punito con un multa da 30 a 516 euro, “quando omette o ritarda di denunciare all’Autorità Giudiziaria o ad un’altra Autorità che a quella abbia obbligo di riferirne, un reato di cui ha avuto notizia nell’esercizio o a causa delle sue funzioni “ (art. 361 del c.p.). 

Tale responsabilità trova fondamento anche nell’articolo 29 della Costituzione italiana (vedi anche il paragrafo "Culpa in vigilando della Scuola").




C) Violazione della norme di diritto privato (illecito civile)


Il riferimento giuridico per l’illecito civile è l’art. 2043 c.c.: 

Qualunque fatto doloso o colposo, che cagiona ad altri un danno ingiusto obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno”.

Per chiedere il risarcimento del danno la vittima del fatto deve rivolgersi ad un avvocato ed intraprendere una causa davanti al Tribunale civile, salvo che venga raggiunto prima del processo un accordo tra le parti.


La vittima del bullismo subisce un danno ingiusto (anche se non volontario) alla propria persona e/o alle proprie cose e pertanto tale danno è risarcibile.



Quale danno è riconosciuto dalla legge e può essere risarcito?


  1. DANNO MORALE (patire sofferenze fisiche o morali, turbamento dello stato d’animo della vittima, lacrime, dolori, patemi d’animo);

  2. DANNO BIOLOGICO (danno riguardante la salute e l’integrità fisica e psichica della persona tutelati dalla Costituzione Italiana all’art. 32);

  1. DANNO ESISTENZIALE (danno alla persona, alla sua esistenza, alla qualità della vita, alla vita di relazione, alla riservatezza, alla reputazione, all’immagine, all’autodeterminazione sessuale; la tutela del pieno sviluppo della persona nelle formazioni sociali è riconosciuta dall’art. 2 della Costituzione Italiana).


Il danno esistenziale è dato dal non poter più fare, è doversi comportare diversamente da come si desidera, dovere agire altrimenti, essere costretti a relazionarsi diversamente.

Questo danno viene quantificato dal Giudice in via equitativa (secondo il suo concetto di equità), il che può dar luogo a valutazioni molto diverse.




Quali responsabilità prevede la legge civile?


Negli atti di Bullismo vanno distinte le diverse responsabilità ed a tal riguardo si identificano:


    a. Culpa del Bullo Minore;

    b. Culpa in vigilando dei genitori;

    c. Culpa in vigilando (ma anche in educando ed in organizzando della Scuola).




a) culpa del bullo minore


Trova applicazione l’art. 2046 del c.c. che sancisce in tema di “Imputabilità del fatto dannoso” che: “Non risponde delle conseguenze del fatto dannoso chi non aveva la capacità d’intendere o di volere al momento in cui lo ha commesso, a meno che lo stato d’incapacità derivi da sua colpa”.

Anche il minore pertanto, se ritenuto capace di intendere e volere, può essere ritenuto responsabile degli atti di Bullismo insieme ai genitori ed alla Scuola.

Affinché, pertanto, un soggetto possa essere ritenuto responsabile degli atti di Bullismo deve avere la sola capacità di intendere e volere e non la capacità d’agire che si raggiunge con la maggiore età (e che rileva nei rapporti obbligatori).



b) Culpa in vigilando dei genitori


Il non esercitare una vigilanza adeguata all’età e indirizzata a correggere comportamenti inadeguati (culpa in vigilando) è alla base della responsabilità civile dei genitori per gli atti illeciti commessi dal figlio minorenne che sia capace di intendere e di volere. 

Di tali atti non può, infatti, per legge rispondere il minorenne, in quanto non ha autonomia patrimoniale. 

Si applica l’articolo 2048 del codice civile, primo comma, che recita: 

“Il padre e la madre, o il tutore sono responsabili del danno cagionato dal fatto illecito dei figli minori non emancipati o delle persone soggette alla tutela che abitano con essi.” 


A meno che i genitori del minore non dimostrino di non aver potuto impedire il fatto, sono oggettivamente responsabili. 

Si tratta, pertanto, di una responsabilità personale, anche se oggettiva. 

La giurisprudenza identifica la colpa del genitore non tanto nell’impedire il fatto ma nel comportamento antecedente allo stesso ovvero nella violazione dei doveri concernenti l’esercizio della potestà sancita dall’art. 147;quindi è il genitore che deve fornire la prova positiva di aver dato al l figlio una buona educazione in conformità alle condizioni sociali, familiari, all’età, al carattere e all’indole del minore (Cassazione Civile 15706/2012; 9556/2009). Anche laddove i genitori siano separati la responsabilità è di entrambi.


Inoltre, la colpa del genitore non coabitante non esclude la responsabilità del genitore stesso laddove sia dimostrata la carenza di eduzione del genitore e di rapporti non constanti con il discendente. Così ha deciso il Tribunale di Milano del 16 dicembre del 2009.



c) Culpa in vigilando della scuola


L’ ART. 28 della Costituzionale Italiana recita che “I funzionari ed i dipendenti dello Stato e degli Enti pubblici sono direttamente responsabili, secondo le leggi penali, civili ed amministrative, degli atti compiuti in violazioni di diritti. In tali casi la responsabilità si estende allo Stato ed agli altri enti pubblici.”

Dal punto di vista civilistico trova, altresì, applicazione quanto previsto all’art. 2048 del codice civile, secondo comma, che stabilisce che “i precettori e coloro che insegnano un mestiere o un arte sono responsabili del danno cagionato dal fatto illecito dei loro allievi e apprendisti nel tempo in cui sono sotto la loro vigilanza”.

Si tratta di una responsabilità aggravata in quanto la presunzione di colpa può essere superata solamente laddove si dimostri di aver adeguatamente vigilato ovvero si dia la prova del caso fortuito.-

Al riguardo si segnala la sentenza 8081/13 del Tribunale di Milano (Sezione Decima Civile), che si colloca nella linea interpretativa della giurisprudenza italiana, la quale sancisce la responsabilità del Ministero della Pubblica Istruzione, per culpa in vigilando, a causa delle lesioni patite nella scuola da un minore. 

La sentenza in questione evidenzia come non sia affatto sufficiente per gli operatori della scuola “vigilare sul comportamento” dei ragazzi al fine di scongiurare episodi di violenza, perché il particolare rapporto che si crea con l’affidare alla scuola un minore concretizza l’evento regolato dall’art. 2048 c.c. (secondo comma) in forza del quale “i precettori e coloro che insegnano un mestiere od una arte sono responsabili del danno cagionato dal fatto illecito dei loro allievi ed apprendisti nel tempo in cui sono sotto la loro vigilanza”.

Per superare la presunzione, la scuola dovrebbe dimostrare di adottare “misure preventive” atte a scongiurare situazione antigiuridiche come evidenziato dalla giurisprudenza costante della Cassazione (vedi Cass. Sez.III n. 2657/03 che sancisce come “non sia sufficiente la sola dimostrazione di non essere stati in grado di spiegare un intervento correttivo o repressivo, ma è necessario anche dimostrare di aver adottato, in via preventiva tutte le misure disciplinari od organizzative idonee ad evitare il sorgere di situazioni pericolose.”



Culpa in organizzando della scuola


La vigilanza deve essere assicurata all'interno della Scuola e dunque anche fuori dalla classe. Spetta alla direzione dell'istituto scolastico fare in modo che gli studenti siano adeguatamente seguiti per tutto il tempo in cui si trovano all'interno dell'istituto stesso. L’organizzazione Scuola che non prevenga atti di bullismo, prevedendo ad esempio uffici ad hoc, consultorio ecc. può ritenersi anche colpevole di culpa in organizzando.

A tal riguardo è necessario distinguere la responsabilità della Scuola privata dalla Scuola pubblica. Alla Scuola privata si applica l’art. 2049 del c.c. che sancisce la responsabilità indiretta dell’istituto scolastico con cui l’insegnate ha un rapporto di lavoro al momento del compimento dell’illecito del minore; viceversa, la Scuola Pubblica ha una responsabilità diretta nei confronti del Ministero della Pubblica Istruzione che può agire in rivalsa sull’insegnate per culpa in vigilando in caso di dolo o colpa grave (art. 61 della legge n. 312/1980).


La Direttiva Ministeriale Fioroni del 2007 n. 16 ha stabilito che il tema del Bullismo va affrontato dalle Scuole con sistematicità, coinvolgendo, in modo attivo, gli studenti e favorendo la condivisione delle regole e la conoscenza delle sanzioni.

I principi ispiratori sono espressi nella normativa diretta a delineare iniziative ed interventi preventivi con lo scopo di contrastare il fenomeno nelle sue molteplici manifestazioni.

La Direttiva prevede l’attivazione di un numero verde 800 669 696 operativo dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 19 dal lunedì al venerdì, per segnalare casi, chiedere informazioni sul fenomeno e su come comportarsi in situazioni critiche, l’elaborazione e diffusione del Codice di regolamentazione dei mezzi di comunicazione e delle rete informatiche, la costituzione presso ciascun Ufficio scolastico regionale, di osservatori regionali permanenti sul fenomeno del Bullismo che saranno centro polifunzionale al servizio delle istituzioni che operano, anche in rete, sul territorio per segnalare casi, chiedere informazioni sul fenomeno e su come comportarsi in situazioni critiche.


Il decreto del Presidente della Repubblica n. 249/1998 all’art. 4 prevede, inoltre, che le scuole adottino un proprio regolamento disciplinare con il quale si affrontino le questioni legate al bullismo prevedendo procedure sanzionatorie. In particolare il comma 7 prevede in linea generale che “l’allontanamento dello studente dalla comunità scolastica può essere disposto solo in caso di gravi o reiterate infrazioni disciplinari, per periodi non superiori a quindici giorni”. Tale limite, in base al comma 9, può essere derogato solo qualora ricorrano due ipotesi di particolare gravità ovvero: quando siano stati commessi reati o quando vi sia pericolo per l’incolumità delle persone; in tali casi la durata dell’allontanamento “è commisurata alla gravità del reato ovvero al permanere della situazione di pericolo”.


NOVITA':

E’ stata approvata dal Ministero dello Sviluppo Economico, l'8 gennaio 2014, la prima bozza del Codice di Autoregolamentazione per la prevenzione e il contrasto del fenomeno del Cyberbullismo;i intervento ritenuto necessario anche a seguito dei gravi fatti di cronaca che hanno visto alcuni giovanissimi arrivare a gesti estremi dopo essere stati oggetto di insulti e diffamazioni su Internet.

Al tavolo, presieduto dal Vice Ministro dello Sviluppo economico Antonio Catricalà, partecipano rappresentanti delle Istituzioni (Mise, Agcom, Polizia postale e delle comunicazioni, Direzione Centrale della Polizia Criminale, Autorità per la privacy, Garante per l’infanzia e Comitato media e minori), delle Associazioni (Confindustria digitale, Assoprovider ecc.) e degli operatori (Google, Microsoft ecc.).



Altre informazioni sul bullismo:


Cos'è il bullismo?


Iniziative dell'Unione Europea


Cosa fa Save the Children Italia contro il bullismo?





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